{"id":797,"date":"2018-05-02T21:00:13","date_gmt":"2018-05-02T21:00:13","guid":{"rendered":"http:\/\/www.premiograziadei.org\/?p=797"},"modified":"2021-11-18T15:41:58","modified_gmt":"2021-11-18T15:41:58","slug":"alba-zari-vince-la-sesta-edizione-del-premio-graziadei-%e2%86%92-vincitore-e-menzioni-speciali","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.premiograziadei.org\/?p=797","title":{"rendered":"ALBA ZARI VINCE LA SESTA EDIZIONE DEL PREMIO GRAZIADEI \u2192 VINCITORE E MENZIONI SPECIALI"},"content":{"rendered":"<p>Con il progetto\u00a0<em>The Y &#8211; Research of biological father<\/em>, Alba Zari vince la Sesta edizione del Premio Graziadei per la fotografia. E&#8217; stata scelta da una giuria formata da Thomas Seelig (Direttore del Photomuseum di Winterthur), Marco Delogu (Fotografo, Direttore dell&#8217;Istituto Italiano di Cultura a Londra), Francesco Neri (Fotografo, vincitore della I Edizione del Premio Graziadei) e Andrea Botto (Fotografo, vincitore della I Edizione del Premio Graziadei) e Francesco Graziadei (avvocato, partner di Graziadei Studio Legale, promotore del Premio).<\/p>\n<p>Alba Zari \u00e8 stata scelta fra 138 candidature di fotografi italiani under 35, tutte di elevata qualit\u00e0, tanto da richiedere un lungo e complesso lavoro di valutazione da parte della giuria, nonch\u00e9 la decisione di prevedere cinque menzioni d&#8217;onore (un numero pi\u00f9 elevato che nella passate edizioni): Giaime Meloni, Stefano Bazzano, Carloalberto Treccani, Giorgio Di Noto, Mohamed Keita. Secondo le regole del Premio Graziadei, Alba Zari avr\u00e0 un anno di tempo per realizzare un progetto totalmente nuovo. E&#8217; in cantiere difatti il nuovo progetto di Alessandro Calabrese, vincitore della V edizione del Premio.<\/p>\n<p><em>The Y &#8211; Research of biological father<\/em>\u00a0\u00e8 un progetto che parte da una vicenda personale dell\u2019artista (nata a Bangkok da madre italiana, poi laureata al DAMS a Bologna in Critica Cinematografica e specializzata in Visual Design alla NABA a Milano e in Documentary Photography all\u2019International Center of Photography a New York). Alba non ha mai conosciuto il padre biologico. Questa assenza ha stimolato la sua ricerca e motivato il suo lavoro da un certo punto in poi della sua carriera. Dopo aver scoperto dalla madre che il padre naturale era probabilmente Iraniano o Iracheno, Alba ha svolto un primo lavoro fotografico recandosi in Iran ed ha catturato alcune intense immagini del deserto iraniano, sottolineando la sua appartenenza (la gente le parlava naturalmente in Pharsi, a riprova dei suoi caratteri somatici in sintonia con il luogo) e al tempo stesso la sua solitudine di fronte a un passato che non riusciva a conoscere. Ma non si \u00e8 fermata qui. Ha iniziato un articolato progetto fotografico (dove il mezzo, i linguaggi, i concetti, si mischiano e si fondono, dando origine a un lavoro complesso e gi\u00e0 maturo, considerando l&#8217;et\u00e0 anagrafica) volto a ricostruire tutto ci\u00f2 che in lei era attribuibile al cromosoma Y. Attraverso un processo di sottrazione di ci\u00f2 che era noto, con l&#8217;ausilio delle tecniche e dell&#8217;analisi della fisionomia, ha tentato di riscostruire ci\u00f2 che era invece ignoto: l&#8217;apporto paterno. Poco alla volta, da questo processo, intenso e al tempo stesso rischioso, \u00e8 emersa un&#8217;ipotesi verosimile della sua figura paterna.<\/p>\n<p>Quanto agli altri fotografi (le cinque menzioni speciali) il confronto con le nuove tecnologie, e i nuovi linguaggi che queste generano, \u00e8 presente sia nel lavoro di Carloalberto Treccani (con immagini che propongono l&#8217;estetica dello sguardo dei software per il riconoscimento facciale) sia &#8211; e da tempo &#8211; in quello di Giorgio Di Noto, che propone una sofisticata riflessione sull&#8217;istintivo gradimento di alcune immagini (tratte da internet) e il razionale rigetto quando si scopre che provengono dal mondo del terrorismo islamico che popola il &#8220;dark web&#8221;. I processi e i percorsi utilizzati per la realizzazione delle immagini sono un ulteriore stimolo nel lavoro di Di Noto. Stefano Bazzano prova poi a giocare allo slittamento di significato tra immagini appartenenti alle storie comuni individuali e la loro trasformazione che, giocando sul displacement dell&#8217;immagine, anche attraverso l&#8217;aggiunta di una simbologia e di un determinato lessico, li proiettano nel mondo della comunicazione contemporanea. Giaime Meloni, con un percorso maggiormente riconducibile alla fotografia tradizionale, riflette sulla sensazione di familiarit\u00e0 (o sull&#8217;istintiva ricerca di riferimenti a ci\u00f2 che \u00e8 gi\u00e0 noto) che spesso genera (quasi per difesa o per bisogno di certezze) la visione di luoghi che in realt\u00e0 non si sono mai visti e nei quali quasi ci si perde. Infine, Mohamed Keita (ivoriano di nascita, italiano di adozione) con la sua instancabile e quotidiana pratica di osservazione (vive con la macchina fotografica costantemente a tracolla) coglie ci\u00f2 che \u00e8 ai margini della capitale, dove vive, restituendo potenza e centralit\u00e0 ad una parte di vita che non si integra nel fluire veloce della metropoli.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Con il progetto\u00a0The Y &#8211; Research of biological father, Alba Zari vince la Sesta edizione del Premio Graziadei per la fotografia. 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