V Premio Graziadei – Menzione speciale → Sharon Ritossa: Foibe

About This Project

 

La giuria di fama internazionale, composta da Olivo Barbieri (fotografo), Paola de Pietri (fotografa), Marco Delogu (fotografo e direttore di FOTOGRAFIA – Festival Internazionale di Roma), Francesco Graziadei (avvocato, partner di Graziadei Studio Legale), Walter Guadagnini (Professore di Storia della Fotografia all’Accademia di Belle Arti di Bologna, curatore e critico d’arte), dopo aver visionato le numerose proposte arrivate, ha selezionato Sharon Ritossa, con il progetto Foibe, tra le menzioni speciali della quinta edizione del Premio Graziadei Studio Legale per FOTOGRAFIA.

Il Carso è un territorio brullo e roccioso dell’altipiano triestino, sloveno e croato dove si registra una forte concentrazione di cavità geologiche: grotte o pozzi modellati da umi sotterranei che scavando nella terra per millenni hanno scolpito la roccia calcarea dando vita a dei profondi inghiottitoi, chiamati foibe. Le foibe furono l’epilogo di una lotta secolare per il predominio sull’Adriatico orientale dovuta all’affermarsi degli stati nazionali italiano e jugoslavo in territori etnicamente misti. Dopo la Seconda Guerra mondiale, le foibe presenti lungo tutta la zona carsica vennero utilizzate come fosse comuni per occultare i corpi di italiani, croati sloveni e tedeschi uccisi per motivi politici. Ancora oggi la storia di questi profondi abissi resta oscura, contestata e spesso negata, e le foibe continuano a celare dei segreti.

 

Foibe intende riflettere su quanto la conformazione geologica di un’area geografica possa incidere sulle sue vicende storiche e sociali, l’ossessione e la ripetizione in griglia delle foibe da molteplici punti di vista è la disperata ricerca di una verità. Alcune immagini sono state scattate con un drone, altre sono pensate per essere stampate in serigrafia con un tipo di retinatura che ricorda la stampa dei giornali ed astrae piuttosto che attrarre, queste due forze contrapposte: da un lato l’attrazione per il buco dall’altro la distanza della retinatura e dell’inversione dei colori pone l’occhio in uno stato neutrale, estraneo a quella storia controversa. Mostrare, non dimostrare, mostrare ciò che non si è mai voluto vedere.

 

Il viaggio alla ricerca di queste cavità naturali è stato fatto con l’aiuto di speleologi locali che hanno messo a disposizione le loro competenze e i loro strumenti di esplorazione.

PREMIO GRAZIADEI 2016

Menzione speciale

GIURIA

Olivo Barbieri
Marco Delogu
Paola de Pietri
Francesco Graziadei
Walter Guadagnini

Category
Edizione 2016